Nero di Troia: il Vino Rosso che Racconta la Puglia
C’è un rosso che porta dentro di sé secoli di storia pugliese: il Nero di Troia, chiamato anche Uva di Troia. Robusto eppure elegante, è uno dei vitigni più nobili del Sud Italia — e uno dei nostri preferiti da raccontare al calice.
Le origini e la storia
Il nome rimanda alla città di Troia, in provincia di Foggia, che secondo il mito sarebbe stata fondata da Diomede dopo la caduta di Troia in Asia Minore. Al di là della leggenda, è documentato che il “corposo vino di Troia” era già apprezzato ai tempi dell’imperatore Federico II di Svevia. Oggi il vitigno è diffuso soprattutto nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Bari, dove trova la sua massima espressione nei territori collinari della Daunia.
Il vitigno
Il Nero di Troia è una varietà a maturazione tardiva, vendemmiata spesso a ottobre. Dà vini di grande struttura, ricchi di colore e di sostanza tannica: materia prima ideale per vini da invecchiamento, capaci di evolvere a lungo in bottiglia.
Caratteristiche organolettiche
Nel calice si presenta rosso rubino intenso con riflessi violacei da giovane. Al naso offre un bouquet profondo e austero: amarena, prugna, mora e violetta, su cui si innestano note speziate di pepe nero, tabacco, cuoio e liquirizia nei vini affinati. In bocca è strutturato, sostenuto da tannini decisi ma eleganti e da una freschezza ben bilanciata, con un finale lungo e armonioso.
Gli abbinamenti
I tannini importanti rendono il Nero di Troia perfetto con i piatti ricchi e saporiti della tradizione pugliese: arrosti, carni alla brace, agnello al forno, ragù di carne e formaggi stagionati. È ideale anche con la selvaggina e con i legumi speziati. La regola è semplice: più il piatto è succulento e grasso, più il vino lo accompagna pulendo il palato.
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